CONCRETA | Teatro 

Dal 2006 promuoviamo la ricerca e la diffusione di una cultura volta a rafforzare il valore della persona attraverso le arti espressive e i progetti creativi.
I nostri auguri di Buone Feste con “Il pesce volante” di Diego Willy Corna 

Com’era arrivato lì? Com’era finito in quella minuscola pozzanghera? L’acqua gli copriva appena il dorso e le  pinne sfioravano la terra. Capitava raramente che qualcuno si accorgesse della sua mimetica presenza. Quelli in cui suscitava pena provavano a convincerlo ad abbandonare le acque fangose in cui giaceva, ma nemmeno i più sensibili riuscivano a liberarlo, non osavano toccarlo. A loro discolpa si può dire che non sapevano come prenderlo e che forse temevano di fargli male. I pochi che si degnavano di guardarlo lo facevano dall’alto in basso. Comprendere la sua natura era un’ardua impresa e nemmeno lui sembrava in grado di conoscere se stesso. A volte versava qualche lacrima. E se le lacrime della solitudine non le vede nessuno, figuratevi come si possano notare quelle dei pesci che notoriamente hanno sempre gli occhi lucidi. Fortunatamente in un giorno generoso di sole le cose presero un’altra luce. La creatura abbandonò la pozzanghera che un tempo lo proteggeva come una coperta. Ora che si era risvegliato, l’acqua raffreddava lontano dalle sue pinne che erano cresciute al punto da sembrare ali. Anzi, erano ali. Le ali di un pesce volante. Aveva mutato forma. Così, ora, se ne stavano tutti col naso all’insù come per guardare le stelle e di nuovo qualcuno si chiedeva: “Com’era arrivato lì?”